Alessia Labate è una delle voci più interessanti della nuova scena pop/EDM italiana. Dagli esordi in TV a collaborazioni internazionali con artisti come Alan Walker e Armin Van Buuren, il suo percorso è in continua ascesa. Con milioni di stream e performance su palchi importanti come il Nameless Festival, Alessia si conferma una hitmaker in grado di unire talento, personalità e visione creativa.
“Not Home” con Alan Walker è stata una bomba. Come vi siete conosciuti e com’è nata questa collaborazione?
In realtà io non conosco Alan di persona. È stata un’opportunità che mi è arrivata direttamente dal suo team. È successo a settembre del 2025, io ero giù in Calabria. L’estate stava finendo e di solito, quando scendo, cerco di fermarmi un po’ di più per passare più tempo con la mia famiglia, dato che il mio lavoro è flessibile e me lo permette.
Durante quei giorni avevo allestito a casa di mio padre, la casa in cui sono cresciuta, una postazione studio con le mie solite cose: computer, Apollo, cuffie e microfono Shure SM7B.
Una mattina mi arriva una mail da Kreatell, il team di Alan Walker: cercavano una cantante per un pezzo di Alan Walker da includere nel suo nuovo album. Mi sono messa subito a registrare una demo, gli è piaciuta e nel giro di tre o quattro giorni abbiamo fatto un po’ di avanti e indietro e chiuso tutto il lavoro sul disco. Questa è la magia di internet, signore e signori.
Ti aspettavi tutto questo hype dal pubblico oppure ti ha sorpresa?
So che la fanbase di Alan Walker è molto attiva, quindi mi aspettavo del supporto, ma onestamente non mi aspettavo di superare un milione di stream in meno di una settimana, né di raggiungere la prima posizione nelle classifiche in Cina, sempre in meno di una settimana.
Per me è assurdo perché la Cina è totalmente dall’altra parte del mondo, un mondo così lontano dal nostro che faccio fatica a immaginare. Mi gasa l’idea che le persone vadano in giro e ascoltino la mia canzone. Trovo anche molto simpatico il fatto che la mia unica cut come songwriter nel mondo asiatico sia proprio in Cina. Le coincidenze della vita.
Il 23 gennaio è uscito “Go Up” con IZKO e Dawty. Com’è nata la canzone?
Go Up è un pezzo a cui sono molto affezionata perché l’ho scritto con il mio amico Lyente. È stato uno dei primi produttori che ho conosciuto all’inizio del mio percorso artistico e ci siamo incontrati durante il mio primo camp in Olanda, un’esperienza per me molto speciale.
Abbiamo riallacciato i rapporti l’anno scorso e devo dire che è una delle persone con cui mi piace di più lavorare. Abbiamo scritto tanti pezzi insieme e Go Up è il primo che sta uscendo; ce ne sarà presto un altro con Giuseppe Ottaviani. STAY TUNED
Quando IZKO e Dawty hanno richiesto la canzone, per me è stato molto bello perché seguo entrambi da un po’ di tempo. È una piccola soddisfazione personale poter far uscire un pezzo insieme.
Qual è la prima immagine o sensazione che ti viene in mente quando ascolti “Go Up”?
Il mare. Avrei voluto tantissimo girare un video per questa canzone in Calabria, la mia terra natia, proprio in riva al mare, purtroppo l’ultima volta non è stato possibile perché faceva molto freddo.
Mi fa pensare alla leggerezza, all’estate, al volersi sentire un po’ elevati.
Lavorare con Armin van Buuren e Seth Hills in “Gimme The Love”: che esperienza è stata? Cosa ti porti a casa?
È stata un’esperienza molto bella e anche inaspettata. Conosco Seth Hills da qualche anno: avevamo già collaborato in passato su un brano che si chiamava Nicotine, ma non ci eravamo mai incontrati dal vivo. Sono sempre state collaborazioni a distanza.
Tra aprile e maggio 2024 mi è arrivata questa opportunità: il manager di Seth mi ha mandato un beat su cui scrivere qualcosa. Ho scritto la canzone insieme a due dei miei più cari amici songwriter e non ci aspettavamo minimamente che Armin van Buuren sarebbe entrato nel progetto.
È successo tutto molto velocemente. Il giorno stesso in cui abbiamo mandato il brano, è stato subito bloccato, e poco dopo Seth si è trovato in studio con Armin, gliel’ha fatto ascoltare e gli è piaciuto così tanto che ha deciso di includerlo nel suo ultimo album. Per me è stata un’esperienza importantissima, che mi ha anche aperto al mondo della trance, un mondo che fino a quel momento era totalmente nuovo e inesplorato.
C’è stato un momento in studio in cui hai pensato: “Ok, qui abbiamo fatto centro”?
Ce ne sono tanti, ed è importante perché vuol dire che mi diverto a fare il mio lavoro. Questo è un mestiere che ha tante sfide e, se non ti diverti, vuol dire che hai sbagliato strada.
Sul fatto di aver fatto centro ce lo dirà solo il tempo. Quello che posso dire con certezza è che ho imparato a essere molto paziente. Una volta che scrivo i brani e metto in melodia e in parole il sentimento del momento, lascio andare completamente la canzone e faccio sì che il mio team faccia il resto. Mi fido molto di loro e, dopo quasi due anni di lavoro insieme, abbiamo trovato una bella quadra.
Salire sul palco con Armin al Nameless: che sensazione è stata? Emozioni a caldo?
È stata una sensazione bellissima perché mi ha riportato all’entusiasmo di Alessia dodicenne, quando sono salita per la prima volta su un palco importante, quello di Io Canto.
Mi ha risvegliato quella parte di me che ama cantare per le persone, stare su un palco. Vedere tutte quelle persone cantare la tua canzone è incredibile. Sono sempre molto autocritica, quindi rivedendo i video mi sono resa conto di alcune cose tecniche che potevo fare meglio, ma sono molto orgogliosa di me.
Non salivo su un palco da tanto tempo e non ho esitato un attimo a buttarmi. Spero che nei prossimi anni ci saranno sempre più occasioni di cantare dal vivo.
Sei più da adrenalina del live o da vibe in studio? Perché?
Sono da entrambe. Sono una persona che si annoia facilmente, quindi ho sempre bisogno di stimoli diversi. Credo anche che il live e lo studio mi diano cose differenti.
In studio si crea qualcosa dal nulla, spesso qualcosa che parla di sentimenti condivisi, di amore o di situazioni specifiche che una persona sta vivendo in quel momento. Per me è un momento molto terapeutico.
Sul palco, invece, vedi il cerchio che si chiude: una canzone la vedi vivere davvero attraverso le persone che l’ascoltano, il modo in cui ti guardano, sorridono o cantano insieme a te. Sono due dimensioni diverse, ma entrambe fondamentali per me.

C’è qualcuno con cui sogni di collaborare in futuro?
La mia lista è molto lunga. Una collaborazione che sogno da sempre è con Tove Lo (nella foto): sono una sua grande fan e mi piacerebbe tantissimo scrivere delle canzoni insieme.
Mi piacerebbe molto anche collaborare con Martin Garrix, anche perché spesso suona i miei brani, quindi lo vedo come un obiettivo che piano piano si sta avvicinando. Un altro sogno che ho da anni è collaborare con Gabry Ponte, e ora che sono firmata con Danceandlove questo sogno ha sicuramente più possibilità di concretizzarsi.
Tra le mie dream collab ci sono anche Jai Wolf, perché adoro la sua musica e credo che i nostri stili siano molto affini. Last but not least The Chainsmokers.
In generale, però, la verità è che voglio continuare a fare musica, fare musica che mi piace davvero, e so che le giuste collaborazioni arriveranno al momento giusto.
C’è qualcosa che vuoi dire a chi ti segue fin dall’inizio?
Quello che faccio va un po’ oltre me stessa: non è solo soddisfare un bisogno personale di cantare, ma sapere che, con la mia voce e la mia sensibilità, posso far parte dei momenti di vita delle persone, sia belli che meno belli. La musica, anche per me, ha l’obiettivo di portarmi oltre: oltre i miei problemi, oltre le mie limitazioni.
Forse non è un dato così diffuso, ma sono una ragazza che fin da bambina lotta con dei problemini di salute. Ogni volta che ho vissuto momenti difficili, sia per motivi di salute sia personali, la musica è sempre stata l’unica cosa che mi ha salvato. Poter creare musica che fa lo stesso per gli altri è quindi molto prezioso: mentre salvo me stessa, salvo anche gli altri. E quando le persone me lo dicono, mi si riempie il cuore di gioia.
Questa cosa mi rende molto grata e felice, quindi l’unica cosa che posso dire alle persone che mi seguono, in particolare a chi mi supporta da oltre 10 anni, dall’esperienza di Io Canto in poi, è un sentito GRAZIE dal profondo del mio cuore. Grazie perché voi amplificate quanto sia speciale per me la musica, e sono contenta che sia qualcosa che possiamo condividere tutti insieme.
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