Musica, radio, club e soprattutto tanta gavetta. Thomas Menegazzi vive questo mondo con una passione costruita negli anni, tra esperienze, sacrifici e una continua ricerca musicale. In questa intervista a OWO Sound ci racconta il suo percorso, la sua visione del ruolo del DJ, l’evoluzione della scena dance italiana e i progetti che guarda al futuro.
Come è iniziato il tuo percorso nel mondo della musica e qual è stato il
momento in cui hai capito che volevi diventare DJ?
Inizia premendo tasti a caso su una pianola della Bontempi (quelle arancioni) e
giocando con un giradischi portatile insieme ad una valigia di 45 giri “ereditata”
da mia mamma.. poi vabbè come tutti, da piccolo vuoi giocare a calcio insieme
a ai tuoi amici, ergo la musica rimane un po in secondo piano.. più o meno..
Ma, ero e sono tutt’ora ossessionato dal capire le cose in generale e all’epoca
mi incuriosiva la costruzione dei carri mascherati che la mia famiglia faceva qui a casa.. ma soprattutto mi incuriosiva l’impianto audio di cui sentivo sempre parlare.. cavo rosso positivo, cavo nero negativo, amplificatore, casse.. poi con mio cugino di secondo grado inizio a capirci di più, aveva uno stereo a colonna di quelli dove c’era il giradischi per i 33 giri, due mangiacassette, il sintonizzatore FM e il finale di potenza.. interi pomeriggi a giocar con quella stregoneria li e ad ascoltare le cassette che lui recuperava dalle serate del Night and Day a Noale.. per farla breve, quello che dà il là a tutta la storia è l’inizio delle scuole medie dove.. o ti trovi una posizione nella compagnia del paese o sei fuori. Ed io, ovviamente ero fuori.. e durante le estati si iniziavano a far le prime feste (a cui ovviamente io non ero inviato). Ma.. colpo di scena.. chi poteva portare le casse per la musica? il sottoscritto.. quindi avevo fatto una specie di patto con i “vip” che organizzavano queste feste.. io portavo le cassee mi occupavo di metter la musica.
Non mi interessava altro. Ne di bere, ne di provarci con le ragazze.. io ero in pace con il mondo a metter dischi con windows media player. Poi arrivano le superiori.. altro mondo.. Pr, staff, riduzioni.. un casino senza fine.. che finisce invece suonando 10 minuti scarsi in sala fumatori di un locale che ora non c’è più e sentendomi dire “a me che tu usi 4 cdj non mi interessa, ora suona lui (indicando quello dopo di me) che ha venduto 100 prevendite”.. Per tipo quasi 5 anni non ho più messo piede in un locale.. suonavo solo in cameretta.. finchè poi conosco una ragazza che mi presenta ad un pr del montebellunese.. e da lì sono iniziati una serie di eventi
che ad oggi, settembre 2026 mi fanno dire di poter fare ciò che mi piace nella mia vita.
Lavorare in radio e suonare nei club sono due esperienze molto diverse.
Cosa ti ha insegnato ciascuna e come si completano a vicenda?
Allora.. parto dal “club” e lo scrivo fra virgolette perchè ahimè, al giorno d’oggi di club veri in cui il dj è libero di esprimersi al 100% senza dover necessariamente “calare le braghe” ne sono rimasti veramente pochi..Purtroppo che ci sia in consolle io, o un mio collega, al pubblico odierno nei locali commerciali cambia poco, anzi nulla.. sostanzialmente è brutto da dire ma siamo paragonati a degli spotify.. la differenza la si fa nel modo in cui si riesce a proporre ciò che il pubblico vuole.. Poi si, ci sono ancora quelle serate in cui non si sa per quale congiunzione astrale ma riesco a proporre ciò che mi piace e a creare una sintonia con la pista e li tutto si riassume con “il dj vince quando ti fa ballare la musica che non sapevi di voler ballare”.. Mi piacerebbe che fra professionisti ci fosse più cooperazione con l’obiettivo di educare il pubblico.. vedo invece molte situazioni dove si vuole fare i fighi e appena l’energia della pista viene a mancare si corre ai ripari con il Danza Kuduro della
situazione.
Parlando invece della radio.. qui è tutta un’altra storia.. la voglia di voler proporre “primizie musicali” o comunque dischi fuori dall’ordinario c’è sempre, la realtà poi è leggermente diversa perché comunque tu ti stai rivolgendo ad un pubblico che non vedi, che magari sta guidando, sta servendo un caffè o mille altre cose e bisogna riuscire a tenere l’ascoltare incollato alla radio senza risultare scontati, noiosi o fuori contesto. Quindi qui entra in gioco una ricerca musicale assurda (io mi ritengo un divoratore di musica) per riuscire a proporre qualcosa che può piacere a tutti ma che magari non è ancora stato suonato o che comunque ha cucito addosso un abito diverso e quando mi trovo in Direct messaggi come “ciao, di chi è quella versione che hai suonato?” per me è una vittoria.

L' EDM è in continua evoluzione: quali artisti o sonorità ti ispirano maggiormente oggi e perché?
Qui apriamo un discorso infinito. Parto col dire che non ho mai sentito cosi tanto
abusato il termine EDM come in questo momento storico..
Per me l’EDM è tutto ciò che è musica elettronica da ballo, quello che vorrei far capire alle persone è che non solo la bellissima progressive house 2010-2015 è EDM.. detto questo.. le nuove figure di riferimento sono Fred Again, i Parisi, i Meduza ovviamente in affiancamento a nomi iconici come Guetta, gli SHM, Alesso..
Qual è stato il set o l'evento che ricordi con più emozione nella tua carriera e
cosa lo ha reso così speciale?
Serate da ricordare.. allora.. vado contro ogni previsione e vi racconto in breve di una serata da ricordare ma che in realtà sarebbe da cancellare ed è quella serata che secondo me dovrebbe capitare a tutti una volta nella vita, quella che ti riporta con i piedi per terra e ti ridimensiona sopratutto a livello personale. Era il 2017.. ricordo di aver messo 2 dischi. La mia serata è finita cosi sentendomi dire, da quello che poi sarebbe diventato uno dei miei maestri (anzi forse l’unico maestro vero) e tutt’ora collega “cosa è sta merda? Fuori dai coglioni dai. Anzi stai qua e ascolta e se la prossima volta fai gli stessi errori ti dò un pugni sui denti”.
Inutile dire che quella notte d’estate ha cambiato la mia visione di questo mondo. Son tornato a casa in lacrime, dopo quasi 10 anni dico, per fortuna è accaduto.
E qua, vorrei andar un attimo off topic.. Al giorno d’oggi i ragazzini che si affacciano a questo mondo, sono tutti tremendamente convinti.. se dai un consiglio, vanno a piangere da “Mamma Capo PR” e tu vieni dipinto come un mostro.. ecco quello che manca è un po di sana umiltà. E qua, lancio un altro messaggio e chi vuole intendere intenda.. vedo dj con anni e anni di consolle alle spalle che anzichè istruire le nuove generazioni, pur di non rimanere fuori dai giochi, tollerano di tutto, lasciano passare tutto come normale.. ecco, mi
piacerebbe che si tornasse a dar qualche sana bacchettata, per proteggere questo mestiere.. e invece stiamo andando in una direzione in cui a farla da padrona è una continua gara al ribasso.
Oggi il mondo della musica è sempre più competitivo. Secondo te, cosa fa davvero la differenza per emergere e costruire una carriera duratura come DJ?
“Non chi comincia ma quel che persevera”
Tutti oggi in due ore possono diventare dj. Controller da 400 euro, playlist
scaricata da Spotify, profilo instagram con “dj” nel nome e si vola. Poi magari se
si può, foto con vinile in mano (pur non avendone mai suonato uno) e cosi siamo
al top. Io credo che la differenza la faccia la costanza con cui uno si dedica. Poi ovvio
che ognuno fa le sue scelte. Non dico che sia necessario esser “malati” come me.. però io penso che se uno vuole costruirsi un’identità solida, deve come prima cosa aver pazienza e almeno almeno 2 ore al giorno dedicarle alla causa. Io le prime vere soddisfazioni le ho viste dopo 10 anni, piccole ma soddisfazioni vere, sia in termini economici che puramente artistiche.
Oggi purtroppo si passa più tempo a far i reel anzichè a cercar dischi. Poi certo, serve anche la parte social, che io personalmente curo poco, mi fa sorridere chi costruisce la sua carriera sul numero di like presi su TikTok.. c’è chi ha una solidità dietro e unito alla forza dei social vince tutto, c’è chi arriva con il pre-mixato di 45 minuti perché non sa la differenza fra il CUE e il PLAY sul cdj e chi magari ci sono serate in cui non posta nemmeno una storia.
Quindi per chiudere il discorso.. la differenza la fa chi ama davvero la musica e in
primis la rispetta. Poi come per tutte le cose, il tempo è galantuomo e prima o poi
presenta il conto.
C'è un momento della tua carriera in cui hai dovuto affrontare una sfida importante? Come sei riuscito a superarla?
Risposta super scontata maaa credo che la sfida più difficile ma allo stesso più
entusiasmante dell’ultimo periodo sia stata proporre il tributo ad Avicii insieme a
tutto il team di Stories, Musica senza Tempo. Quando mi è stato proposto di seguire la parte musicale del progetto volavo alto tre metri da terra.. poi quando la cosa inizia a prender forma, i giorni passano, la data zero è dietro l’angolo, pensi “ma chi me l’ha fatto fare?” Poi per fortuna in quel progetto siamo una squadra di malati per la bella musica e per le cose fatte bene quindi ti rendi conto che non sei da solo, poi c’è chi è più emotivo, chi più razionale ma in serate cosi, sei talmente teso e concentrato a far bene che è quasi impossibile sbagliare, anzi
la tensione è così alta che la serata tu la vivi senza rendertene conto, io ho realizzato la cosa una settimana dopo riguardandomi “il film” della serata.
La cose bella di serate così è che sono rigeneranti. Fanno bene. Sono carburante per continuare a voler migliorare e far sempre meglio, e in qualche modo sono anche un rimedio a quando magari una serata non va come vorresti.. capitano le serate in cui penso “sto facendo una battaglia contro i mulini a vento, le cose non cambieranno mai” poi però ti riguardi un video, una foto di una serata come Stories, e ti rendi conto che c’è la possibilità anche in piccolo di cambiar qualcosa. Io penso che con queste serate, ricollegandomi alla domanda precedente, abbiamo riportato una fetta di pubblico, che avevamo perso, a ballare. Alla fine noi raccontiamo una storia per un’ora e mezza, però è una serata in cui vediamo un locale che balla dal primo all’ultimo disco e almeno per me non c’è soddisfazione più grande. Quindi per rispondere alla vostra domanda.. da soli si vince una partita, con una squadra il campionato. La magia sta tutta nel costruire la squadra giusta con i compagni giusti.
Se potessi collaborare con un artista o DJ, italiano o internazionale, con chi ti piacerebbe lavorare e perché?

Eheheheh.. qua vi rubo poco tempo. Nel mondo dei sogni ti direi Swedish House Mafia (in foto) o comunque con uno dei componenti della santissima trinità (Ax, Seb & Steve), parlando di cose più concrete, mi piacerebbe moltissimo collaborare con Botteghi. Ha uno stile furbo. Riesce ad essere musicalmente figo pur piacendo a tutti e secondo me è una delle ricette vincenti al giorno d’oggi.
Stai lavorando a nuovi progetti musicali, collaborazioni o format radiofonici che puoi anticipare ai nostri lettori?
Allora, si ci vivo in studio. Ci sono delle cose in cantiere fra cui anche un progetto che inizierà a pubblicare a breve ma di cui non voglio svelar l’identità. TOP SECRET (almeno per i primi 6/8 mesi), poi se funzionerà, faremo un “giù la maschera”. Nel frattempo quando mi sento di animo buono regalo sempre in free download qualche mash up o edit fatta con Marco Ferry e Cire. Se vi siete persi qualcosa su soundCloud trovate tutto.
Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi che vorresti raggiungere nei prossimi anni e c'è un palco o un evento su cui sogni di esibirti?
Guardando al futuro.. io spero vivamente di sopravvivere all’inverno come prima
cosa.. non voglio esser tragico ma le prospettive sono molto preoccupanti. Poi vediamo.. palchi su cui vorrei arrivare ce ne sono molti, non faccio nomi per scaramanzia, io spero, da qua ai prossimi 5 anni, di riuscire a consolidare ulteriormente la mia figura e di poter continuare a far ballare la gente i weekend.
Per il resto.. io alla musica sto dando tanto, non mi pesa farlo, anzi io penso sempre di aver un debito con lei per tutte le volte che mi ha salvato, in generale. Poi se accadrà qualcosa di bello, sarete i primi a saperlo.

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